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Il servizio di clowncare viene svolto due volte alla settimana presso i reparti di Pediatria, Dialisi e Sala Prelievi dell'ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri (FI). Il progetto “M'illumino d'immenso” si propone il grande scopo, tramite l'insegnamento agli studenti delle tecniche di clowncare, di formare futuri medici consapevoli che il rapporto umano medico-paziente non sia un optional ma un elemento essenziale per il normale svolgimento della professione medica.


sabato 2 gennaio 2010

29 dicembre 2009

Ciao a tutte/i. Vi inoltro il reporto di Matilde, in arte Giuggiola. Il suo è stato un esordio eccellente e io ne sono felice. Questo gruppo inimitabile si arricchisce - mese dopo mese - di persone di autentico valore umano.
Vi saluto con affetto e, come sempre...
bachi e abbacchi a tutte e a tutti!
Formag

Ponte a Niccheri, ore 08.20: ma cos’è tutta questa nebbia!Una leggera pioggerella bagna delicatamente la nostra città, che sembra non riuscire a svegliarsi avvolta com’è dal buio mattutino di fine dicembre!
Arrivo in anticipo, indugio un po’ all’entrata: che emozione, è il mio primo turno! Riuscirò ad essere disinvolta? Chissà cosa mi verrà di fare, chissà quante persone incontreremo.. tra me e me continuo a ripetermi “stai tranquilla Mati, hai la tua borsetta piena di giochini e carabattole divertenti”! Mi fermo a fare due chiacchiere con una donna rom, mi sento bene, i miei occhi sorridono e lei lo sottolinea: ecco allora tutte le mie energie raccogliersi! Raggiungo Formaggino alla macchina ed in quattro e quattr’otto sistemo le calzette colorate, il camice e mi dipingo il nasino di rosso. Signori e Signore, Madame e Mensieur... ecco a voi GIUGGIOLA! Formaggino prende il suo beauty cheese, io la magica valigetta clauna e ci incamminiamo verso l’ospedale con l’ombrello invisibile (per i giorni senza pioggia!).Dopo qualche chiacchiera introduttiva andiamo verso il reparto di pediatria. Il corridoio è tutto silenzioso, ci dirigiamo dalle infermiere per avere informazioni sugli ospiti del reparto: si comincia! L’accoglienza da parte del personale mi appare calorosa e allegramente complice, fondamentale per lavorare insieme con serenità e rendere più piacevole l’ambiente del reparto!
Nella prima stanza che visitiamo troviamo un trio tutto al femminile: bambina, mamma e nonna! La piccolina è stanca, ha passato una nottataccia.. la mamma e la nonna giocano con noi, agganciano subito l’umorismo clauno e si divertono tutte contente della visita dei dottori giugi e petit formage! Durante la distribuzione di regalini e palloncini entra nella stanza un’altra famiglia, e la dott.ssa giuggiola perde la testa per gli occhioni spalancati e pieni di meraviglia dalla bambina.. oltre che della sua splendita risata!! Formaggino è riuscito a farla ridere a crepapelle facendo il verso del bassotto-palloncino creato per lei! Salutiamo tutti contenti e ci intrufoliamo in un’altra stanza: ecco una bambolina bionda a sedere sul letto, con una lacrimuccia che scende pian pianino sulla guancia.. le hanno appena fatto un prelievo del sangue- per lei un bel palloncino rosa a forma di fiore!! Ci ringrazia per il regalo con tanti bei sorrisi. Scambiamo qualche parola con i genitori, sento che facciamo bene anche a loro – mi rendo conto di quanto sia importante coinvolgerli nel gioco con il bambino, e sono felice di scoprire che ciò avviene nella maniera più spontanea .
Ultima visita del nostro giretto in pediatria, una stanza piena di ospiti: un bel giovanotto di undici anni e due dolci fanciulle adolescenti, tutti con le rispettive mamme. La valigetta clauna è rimasta chiusa, abbiamo parlato e scherzato: solo parole, sguardi e un po’ di ginnastica facciale! Ho trovato che in questa circostanza (in cui la degenza degli ospiti era e sarebbe stata più lunga rispetto alle bambine incontrate nelle prime stanze) le mamme avevano più spirito di chiacchiera, più voglia di aprirsi a noi, di “sfruttare” il nostro personaggio come appiglio per sperimentare e vivere un momento diverso e di gioco, di spensieratezza.. Devo ammettere di aver avuto qualche difficoltà quando mi sono trovata a parlare con le due fanciulle grandicelle, forse perché le ho sentite come coetanee, forse perché per la prima volta durante il turno ho perso un po’ di sicurezza ed ho provato imbarazzo.. Credo che questo faccia parte del gioco e che sia un percorso necessario e di crescita, soprattutto quando ci troviamo a lavorare sulla relazione tra noi e gli ospiti dell’ospedale. Salutiamo tutti i piccoli pazienti, le rispettive famiglie, il personale del reparto e ci allontaniamo con un sorriso.
Prossima fermata: dialisi. Durante il nostro giro per i corridoi salutiamo qua e là, e con mio grande stupore riceviamo ovunque un caloroso benvenuto!! Prima di entrare in reparto Formaggino mi introduce qualche racconto dello speciale clima che lo avvolge. Lasciamo le nostre valigette all’entrata e cominciamo dal fondo (“come sempre”). Trovo un’affettuosa accoglienza dal personale e soprattutto dagli ospiti del reparto. Contro ogni aspettativa, mi trovo incredibilmente a mio agio! Pian pianino mi presento, mi faccio conoscere ed imparo a conoscere i pazienti. Trovo fin da subito tanta curiosità, che ricambio con ogni storia che mi viene raccontata.
Ascolto, ascolto, ascolto. Sto con la loro sofferenza, con il loro umorismo, con i vecchi ricordi e quelli più recenti delle feste trascorse in famiglia.
Il giro è terminato, ed il tempo mi è sembrato volare via in un soffio. Usciamo dal reparto, ci laviamo le mani mentre mi tornano in mente tutti gli sguardi degli ospiti, che associo immediatamente ad i loro meravigliosi, delicati sorrisi. Non mi aspettavo un’accoglienza così gradita, temevo un rifiuto da molti pazienti. Ed invece ho percepito in maniera molto chiara e semplice l’utilità del nostro lavoro, dei nostri sorrisi e delle nostre parole. Recupero la mia borsetta e realizzo di non aver tirato fuori da questa nemmeno un giochino, le palline, le bolle di sapone.. tutte le cosine che mi ero preparata da qualche settimana! Ne parlo con Formaggino, e mi/gli dico che forse è stato meglio così: ho ascoltato attentamente me stessa, senza nascondermi dietro a qualche bolla di sapone e giochini pre-confezionati. Ho imparato da Formaggino (a cui mi sono appoggiata molto durante questo primo turno), ho imparato da tutte le persone incontrate durante la mattinata. Nonostante la nebbiolina e la pioggia fine fine, sento il sole che splende.

Giuggiola

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